Mononucleosi Infettiva e Cute

Mononucleosi infettiva e Pelle



La mononucleosi infettiva è caratterizzata dalla triade di febbre, faringite e linfoadenopatia, descritta per la prima volta nel 1889 come “febbre glandulare”, un termine descrittivo delle macro manifestazioni cliniche. Il termine mononucleosi compare successivamente nel 1920 in seguito all’osservazione di linfocitosi assoluta e cellule mononucleari atipiche nel sangue. Sono possibili manifestazioni cutanee.

La mononucleosi infettiva è causata nel 80% dei casi dal virus di Epstein-Barr, un herpes virus che si diffonde per contatti con saliva, droplet, fluidi corporei, stoviglie contaminate, spazzolini contaminati.

Il virus di Epstein Barr è molto diffuso nella popolazione, infatti, anticorpi per il virus si ritrovano nel 90-95% degli adulti, l’uomo fa da reservoir per il virus.

La sieroprevalenza è maggiore nei paesi in via di sviluppo e nei gruppi di popolazione meno abbienti.

L’infezione in età infantile è spesso asintomatica, i casi sintomatici aumentano con l’età di infezione che correla con severità e ospedalizzazione.

Cause meno frequenti di mononucleosi infettiva sono citomegalovirus, toxoplasmosi, HIV.


Trasmissione

- Saliva Avviene da persona a persona, in seguito alla risoluzione della mononucleosi infettiva, il virus può continuare ad essere presente con alte concentrazioni nelle secrezioni salivari per circa 6-18 mesi, e in maniera intermittente a basse concentrazioni per decadi. Queste osservazioni spiegano come mai solo poche persone associano e riportano un contatto con un individuo infetto.

- Allattamento

- Trasmissione sessuale Il virus di Epstein Barr è stato isolato nelle cellule epiteliali cervicali e nel fluido seminale maschile. Sebbene le malattie a trasmissione sessuale più note siano altre, la probabilità di contrarre il virus epstein barr aumenta con una precoce attività sessuale e un numero elevato di partners.


Patogenesi

Il contatto tra il virus di Epstein Barr e le cellule epiteliali dell’orofaringe permette la replicazione del virus che viene rilasciato nelle secrezioni orofaringee ma anche permette l’infezione dei linfociti B. Per mezzo dei linfociti B. L’incubazione media prima di sviluppare i sintomi è di 4-8 settimane

Sia i linfociti B che i T citotossici sono fondamentali per il controllo dell’infezione acuta e delle riattivazioni


Manifestazioni Cliniche

Le caratteristiche tipiche sono febbre, adenopatia cervicale, faringite, mal di testa, stanchezza prolungata, splenomegalia. Le tonsille possono apparire essudanti di colore bianco grigio verdastro o necrotico, quadro che può complicarsi con ascesso o ostruzione delle vie aeree.

Le manifestazioni tipiche sono più frequenti negli adolescenti e negli universitari, mentre nei bambini l’infezione da EBV è spesso asintomatica e negli adulti mostra forme atipiche.

Anche la pelle può essere coinvolta, caratteristica è l’eruzione maculopapulare morbilliforme, sono possibili eruzioni urticarioidi o petecchiali. A volte l’eruzione può essere dovuto all’assunzione di antibiotici. Il meccanismo non è chiaro, l’ipotesi più plausibile è lo sviluppo di una reazione di ipersensibilità ritardata per un alterazione transiente del sistema immunitario indotta dal virus.


Sintomi rari e complicanze in corso di mononucleosi

Le complicanze sono temibili, tra le tante la rottura della milza, la sindrome di Guillain-Barré, la paralisi del nervo facciale o di altri nervi cranici, meningite, encefalite, epatite, polmonite, pleurite, miocardite, pericardite, pancreatite, miosite, insufficienza renale.


Esami di Laboratorio

All’esordio dei sintomi o entro pochi giorni compare la linfocitosi all’emocromo, l’aumento delle transaminasi, la comparsa degli anticorpi eterofili (monotest), raramente si osserva riduzione delle piastrine dei globuli rossi. Al momento dell’esordio dei sintomi si ritrovano le IgG dirette contro gli antigeni precoci e le IgM dirette contro l’antigene del capside virale. Nelle settimane successive compariranno le IgG dirette contro il capside virale e le IgG dirette contro gli antigeni nucleari. L’interpretazione di questi valori permette di confermare una infezione primaria da EBV. La diagnosi precoce rimane però clinica dato che per gli esami di laboratorio servono giorni.


Terapia

E’ fondamentalmente una terapia di supporto con paracetamolo, ibuprofene, adeguata idratazione e alimentazione, riposo assoluto.

Controverso è l’utilizzo di terapie antivirali dato che nella fase sintomatica la replicazione virale sembra avere un ruolo marginale rispetto alla risposta immunitaria dell’organismo ospite.

Tuttavia in letteratura sono presenti casi clinici e studi più estesi che mostrano riduzione dello shedding virale e miglioramenti clinici in seguito all’assunzione di antivirali impiegati comunemente per altri virus erpetici.

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